Blog :: the GazettE: una storia lunga 16 anni

Hikari.18 2018-06-12


Ci sono quegli artisti di cui potresti parlare per ore e ore, sciorinando ogni sorta di ricordo, aneddoto e informazione a disposizione nella tua memoria; poi ci sono quegli artisti di cui è oggettivamente difficile parlare, per la loro lunga storia e per quanto hanno influito sulla tua vita. Essendo una fan dei the GazettE da circa dieci anni, ho pensato potessero rientrare senza problemi nella prima categoria, invece, nel momento in cui mi sono ritrovata davanti il foglio bianco per scrivere questo articolo, mi sono resa conto che loro rientrano indubbiamente nella seconda tipologia.


Parlare dei the GazettE non è facile. Neanche per me che sono una fan di vecchia data o forse proprio per questa ragione. C’è così tanto da dire su di loro che si potrebbe scrivere molto più di un solo articolo, eppure mi sembra che le parole non siano abbastanza per descriverli e raccontarli nel modo migliore. In un modo che renda loro giustizia.


Di sicuro i the GazettE sono una delle band visual kei che ha segnato la storia recente del genere e della musica rock giapponese in generale. La fama che si sono conquistati in circa 16 anni di carriera è innegabile e ha da molto tempo superato i confini nipponici: anche chi non è loro fan li ha sentiti nominare più di una volta e molto probabilmente è in grado di riconoscere i membri.






La loro lunga storia inizia nel 2002, nella prefettura di Kanagawa (Giappone). Tre ragazzi appena ventenni decidono di mettere su una band: sono Ruki (voce), Reita (basso) e Uruha (prima chitarra). A loro si uniscono poco dopo Aoi (seconda chitarra) e Yune (batteria). Il primo singolo –Wakaremichi- segna l’alba della band (all’epoca il nome era ancora scritto ガゼット), ma già nel 2003 Yune lascia il gruppo e Kai prende il suo posto, accettando anche il ruolo di leader. La line-up definita è formata e il contratto con la PS Company è il terreno fertile per l’inizio di una carriera che da allora non ha mai conosciuto riposo. Ripercorrere ogni evento, ogni momento, richiederebbe più di una pagina di Wikipedia: d’altronde 16 anni non sono mica pochi.


Mi sento però in dovere di ricordare tre tappe a mio parere significative. La prima riguarda il terzo album in studio, Stacked Rubbish (2007) che raggiunse il secondo posto della Orichon a un giorno dalla data di rilascio e il cui tour promozionale portò i the GazettE ad esibirsi per la prima volta in Europa, con tappe in Inghilterra, Finlandia, Francia e Germania. Possiamo dire che questo album segnò l’inizio del successo internazionale della band.


La seconda avvenne il 15 Novembre 2008 quando i the GazettE tennero il primo show segreto alla stazione di Shinjiku per il quale all’inizio erano previste circa duecentocinquanta persone. Se ne presentarono circa settemila e la polizia fu costretta ad annullare il concerto dopo solo 2 canzoni. Apparentemente può sembrare un evento di poca importanza, invece, secondo me, rappresenta il fatto che ormai i the GazettE giocavano in serie A. Non erano più una band da piccoli concerti segreti, ma delle star da concerti negli stadi e nelle arene, con un fanclub – dal nome sixth guns– sempre più numeroso.


La terza tappa porta la data del 26 Dicembre 2010: in questo giorno i the GazettE sono entrati nella storia del visual kei come una delle poche band a essersi esibite con successo al Tokyo Dome in occasione del tour Tour 10 Nameless Liberty Six Bullets.






Da quel momento la loro fama non si è mai arrestata e li ha portati in giro per il mondo con ben due tour mondiali e il festeggiamento –quest’anno- del 16° anniversario dal debutto.


Prima di concludere, mi permetto una piccola digressione sul loro sound. Nonostante i the GazettE appartengano al filone visual kei e quindi alla musica rock, il loro stile musicale non è mai rimasto invariato ma ha sempre regalato canzoni differenti tra loro anche all’interno dello stesso album. Possiamo trovare l’heavy metal, l’alternative metal e il metalcore, così come il funk rock, l’hard rock, la chitarra acustica e un ampio uso di sintetizzatori. Non dobbiamo poi dimenticarci delle loro splendide ballads che sono entrate a pieno diritto nella rosa delle canzoni preferite dai fans, come Reila, Cassis, Pledge e Untitled.


Con l’ultimo album uscito, Dogma (2015) la band si è decisamente spostata verso un look più dark e un sound più aggressivo e violento che a quanto pare non farà però ritorno nel prossimo album Ninth in uscita il 13 giugno (per la mia gioia, mi sento di aggiungere, perché a me Dogma non era proprio piaciuto).





Con la pubblicazione del video di Falling ritroviamo un suono e un’ambientazione familiari e più vicine all’era pre-Dogma, dove gli elementi hardcore come lo scream e le chitarre si combinano armoniosamente con le sfumature elettroniche.






Parlando delle loro canzoni, bisognerebbe anche soffermarsi sulla poesia nei testi scritti da Ruki ma per farlo dovrei aprire una parentesi più lunga e difficile dell’articolo in sé.

L’avevo scritto all’inizio che parlare dei the GazettE non era facile...





*Hikari




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